Milano è bella
Non troppo accessibile ma, per chi sa, nasconde angoli di grazia.
L'idea è farlo sapere, scambiarsi indirizzi, segnalazioni: non le solite cose, non il locale alla moda o il negozio griffato, no, quelli ti assaltano ad ogni angolo; l'idea è metter qui le chicche, quelle che magari ti infastidisce un po' che diventino note ma, insomma, in quanti vuoi che vengano a leggere blog?
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milano - mercoledì, 04 novembre 2009


Ti aspetto e ogni giorno

mi spengo poco per volta

e ho dimenticato il tuo volto.

Mi chiedono se la mia disperazione

sia pari alla tua assenza

no, è qualcosa di più:

è un gesto di morte fissa

che non ti so regalare.



Alda Merini, da "Clinica dell'abbandono"
suggerito da: Fedifrago alle ore 09:45 | link | commenti (2)
categorie: arte, cittĂ  scomparsa
milano - domenica, 12 aprile 2009
Alla cassa ti danno un libricino che dovrebbe spiegare.
Parla di McCall e dei suoi Solid Light Film: qualche pagina di frasi roboanti e vuote, alcuni nonsense, solita roba, insomma.
Beh, lascia perdere.
Non devi andarci perchè l'artista scompone l'aspetto cinematografico riducendo la pellicola alle parziali componenti temporali e visive, vacci perchè son belli.
I Breath sono belli.
Sul libricino non c'è scritto, quasi fosse una vergogna, ma io credo sia bello, il bello.
E sia anche motivo sufficiente per arrivare in bicocca, il bello.
Ed anche per capire come ci si entra, all'hangar: motivazione fortissima, insomma.
[sì, devi infilarti con la macchina dentro al passaggio con le pareti di legno nero; vai piano, è a doppio senso]


Anthony McCall - Breath
Hangar Bicocca
via Chiese -  tel 02 853 53 17 64
orario: tutti i giorni 11-19, giovedì 14.30-22, chiuso il lunedì
(possono variare, verificare sempre via telefono)

biglietti: intero € 8; ridotto € 6
Fino al 21 giugno
suggerito da: UnaStranaStrega alle ore 14:49 | link | commenti
categorie: arte
milano - domenica, 05 aprile 2009
Da porta Venezia imbocchi corso Buenos Aires, presente?
La strada più impersonale di tutta Milano, la sfilata di vetrine quellechenonmancanoinnessunacittà, quelle sì, quelle di livello medio, quelle noiose, sì, quella.
Se però alla prima a sinistra giri hai la conferma che il teletrasporto non è un'invenzione: Asia ed Africa si sono appropriate di due vie, ospitando - generosamente - altri angoli di globo.
E non sto parlando solo di ristoranti: ci sono, sì, ce ne sono mille, ma quel che fa mondo sono le botteghe, è quel barbiere con le luci al neon e la tenda di palline colorate che lo separa dalla via, l'internet point cingalese che vende anche le ciabattine infradito, sono i minimarket indiani.
E non sto parlando solo di negozi, sto parlando della gente che incontri per la strada, babele di lingue e sfumature di colore.
Ah già, potrebbe sembrarti un brutto posto: negri, immigrati, clandestini. Beh, su Buenos Aires tira dritto e sei salvo: c'è anche Spizzico, se non ricordo male.
suggerito da: UnaStranaStrega alle ore 13:07 | link | commenti (1)
categorie: cittĂ  nascosta
milano - lunedì, 23 marzo 2009


Risale alla seconda metà del XII secolo la realizzazione del primo tratto navigabile. Così i cinquanta chilometri del primo canale, (Ticinello), furono inaugurati nel 1179, dando il via alla costruzione del Naviglio grande. Grandi ingegneri misero mano al progetto e ancora oggi si può ammirare l'innovativo sistema di chiuse ideato da Leonardo verso la fine del Quattrocento.

Quale sia la magia di questi canali è difficile capirlo, se esiste una calamita per artisti d'ogni razza, questa è proprio l'acqua, né chiara né dolce, del naviglio.

Nel 1457 Francesco Sforza affidò a Bertola da Novate la costruzione del Naviglio della Martesana. In soli 35 anni, dal 1439 al 1475, nel territorio milanese furono costruiti ben 90 chilometri di canali resi navigabili dalla presenza di 25 conche. Un primato che nessun'altra città potrà mai avvicinare. Lo sviluppo del sistema, però, non si fermò solo a questo punto, anzi, con l'arrivo di Leonardo nel 1482, fu perfezionato il Martesana e si cominciò ad impostare un nuovo sistema di canali che permettessero la navigazione dalla Valtellina fino a Milano.

Era il 1482 quando Leonardo da Vinci, appena giunto a Milano, fu incaricato da Ludovico il Moro di studiare un sistema per permettere la navigazione dal lago di Como fino a Milano. Leonardo, che progettò il sistema di chiuse per ovviare al problema del dislivello dei terreni e per rendere così possibile la navigazione, non perse l'occasione per farne alcuni schizzi, ora conservati al Museo dei Navigli.

Una soluzione a questo problema è rintraccia- bile all'interno di alcuni disegni del Codice Atlantico dove si ipotizza un grande sbarramento sul fiume Adda in località Tre Corni, dove uno sbocco in galleria doveva permettere alle barche il passaggio a valle delle rapide del fiume. La diga sarebbe servita anche ad elevare il li- vello del fiume fino ad alimentare un canale che, a seconda del livello dell'acqua, avrebbe avuto funzione solo irrigua o anche navigabile e, partendo da Brivio, sarebbe arrivato fino a Trezzo scorrendo parallelamente all'Adda. Un'altra geniale soluzione per il superamento dei 23,76 metri di dislivello delle rapide di Paderno fu pensata a metà del ' 500 dall'ingegnere e pittore Giuseppe Meda che ideò una nuova conca detta il Castello che secoli più tardi diverrà il Naviglio di Paderno. L'arditezza tecnica della soluzione del Meda era tale che, quando due secoli dopo l'opera fu ripresa sotto il governo austriaco di Maria Teresa, il Ministro per la Lombardia Conte Carlo Firmian approvò una soluzione intermedia di sei conche con salti compresi tra i quattro e i sei metri. Nel 1591 iniziano i lavori che non vengono ultimati, vengono ripresi nel 1773 e completati nel 1777.

Nel 1805 Napoleone completò la costruzione del Naviglio pavese realizzando quello che per secoli fu il sogno dei milanesi: il mare si raggiungeva tramite il Naviglio di Pavia e il Po, il lago Maggiore tramite il Naviglio grande e il Ticino, il lago di Como tramite il naviglio della Martesana e l'Adda. Il trasporto dei marmi delle cave di Candoglia (Val d'Ossola), utilizzati per la decorazione del Duomo di Milano avveniva proprio attraverso questo canale.
Nasce nei pressi della cascina Castellana (sbarramento della Paladella) e passando per Abbiategrasso, giunge dopo circa 50 chilometri alla Darsena di Porta Ticinese a Milano.

Nella seconda meta' dell'Ottocento il sistema dei trasporti fluviali decadde sia per la lentezza dei viaggi (3 Km. all'ora), sia per la concorrenza delle ferrovie e delle linee tranviarie che soppiantarono la navigazione fluviale interna ed esterna alla citta'. La Martesana rimase attiva per tutto l'Ottocento come via di trasporto sia con un regolare servizio passeggeri, sia con un intenso traffico commerciale. I barconi portavano a Milano grano, frutta, prodotti caseari, bestiame, legname, sabbia e ghiaia ed altri materiali da costruzione. Alla fine dell'Ottocento entro' in crisi la fossa interna perche' antigienica e di ostacolo al traffico.

Il Naviglio grande, nel tratto tra Milano e Turbigo, è un chiaro esempio delle ricchezze scambiate un tempo: numerosi sono i palazzi signorili, le antiche cascine, i borghi, i ponti in ferro battuto, gli approntamenti da pesca e le chiese d'ogni epoca e stile. Poi vennere le automobili e i navigli entrarono in abbandono; le loro acque furono utilizzate dalle industrie che li inquinarono. La fossa interna venne coperta tra il 1929 e il 1930, durante il periodo fascista. Decaddero lentamente tutti gli altri navigli. Gli ultimi ad andare in crisi furono quelli della Martesana e il Naviglio Grande.

suggerito da: Fedifrago alle ore 11:46 | link | commenti (2)
categorie: cittĂ  scomparsa, cittĂ  tradizionale
milano - mercoledì, 25 febbraio 2009

Altra spiegazione....

Un anno vi fu una tremenda epidemia di peste, davvero tremenda, e Milano restò chiusa, in quarantena, per tantissimo tempo. La gente, anche quelli che non erano ammalati, pativa la fame, perchè era proibito uscire dalla città, e all'interno delle mura non si riusciva a produrre abbastanza cibo per tutti.

Poi pian piano la situazione migliorò e, finalmente, le autorità diedero il permesso di riaprire la città, proprio il mercoledì delle ceneri. I poveri milanesi si ritrovarono a dover cominciare il digiuno di Quaresima, proprio appena finito il digiuno causato dalla peste...

Naturalmente, i milanesi avevano voglia di fare carnevale, almeno gli ultimi tre giorni rimasti prima della Quaresima, così il vescovo di Milano andò dal Papa, raccontò la storia della Peste, di come era stata brutta, e di come la gente avesse sofferto.

Il papa allora, commosso dal racconto del vescovo Carlo, cedette, e firmò una bolla, cioè un documento, in cui si dava alla Diocesi di Milano il diritto di festeggiare il carnevale ambrosiano fino al sabato che precede la 1° domenica di quaresima, per sempre.

suggerito da: mysecrets alle ore 18:33 | link | commenti (3)
categorie: carnevale, cittĂ  tradizionale
milano - mercoledì, 25 febbraio 2009


Dove viene osservato il rito ambrosiano, ossia in gran parte delle chiese dell'arcidiocesi di Milano e in alcune delle diocesi limitrofi, la Quaresima comincia con la prima domenica di Quaresima mentre l'ultimo giorno di carnevale è il sabato ovvero quattro giorni successivi rispetto al martedì in cui finisce tradizionalmente nei luoghi ove si osserva il rito romano.

La tradizione narra che il vescovo sant'Ambrogio impegnato in un pellegrinaggio, annuncio al suo popolo il ritorno per carnevale, per osservare i riti della Quaresima nella sua città. Il ritardo del prelato fece si che la popolazione di Milano aspettò, prolungando il carnevale fino al suo arrivo, ritardando il mercoledì delle Ceneri che nell'arcidiocesi di Milano si svolge la prima domenica di Quaresima.

La differenza è dovuta in realtà al fatto che in antichità la Quaresima cominciava dappertutto la domenica e i giorni dal mercoledì delle Ceneri alla domenica successiva sono stati introdotti nel rito romano per portare a 40 i giorni di digiuno effettivo, tenendo conto che le domeniche non venivano contate.


suggerito da: Fedifrago alle ore 11:30 | link | commenti (2)
categorie: clowneria, cittĂ  tradizionale
milano - martedì, 24 febbraio 2009
La prima volta che ci sono entrata ho detto questo potrebbe diventare uno dei miei ristoranti preferiti.
Perchè ti accoglie con una bella luce, soffusa ma di quelle che vedi. Ed una musica piacevole. E i tavoli distanzati, pochi, direi otto in una sala e sei nell'altra. E la cucina visibile, così puoi anche sbirciare il cuoco mentre impiatta. Ed un menù ridottissimo che però cambia ogni settimana, due antipasti, due primi, due secondi e due dolci preaparati con infinita cura. Una decina di vini. E la tipa è simpatica e scambia persino due chiacchiere senza farsi presenza invadente. Ed il conto è milanesamente nella norma, diciamo tra i 30 e i 40 euro a testa.
Poi ci sono tornata.
E questo è uno dei miei ristoranti preferiti.

La Cucina Economica
Via Guicciardini, 8
tel. 02 783 256


suggerito da: UnaStranaStrega alle ore 23:47 | link | commenti (5)
categorie: ristoranti
milano - martedì, 24 febbraio 2009
e ci siamo di nuovo! quarta edizione di questo magico festival che inonda l'isola di suono, colore e sorrisi. tutto gratis, tutto bello. per chi non può viaggiare ma vuole vedere cosa c'è in giro per il mondo, per chi ha un naso rosso in casa e vorrebbe usarlo, per chi passa e sopreso come un bimbo rimane incantato.
per chi ha dei bimbi in costume e vuole vedere sorridere i loro occhi sotto la maschera.
l'anno scorso, per dire (ma non ditelo ai pinguini), un estroverso tedesco coi rollerblade spinto da un motore-jet (quelli degli aerei per intenderci) percorse una via borsieri chiusa provvisoriamente al traffico da due clown. per dire.

26-27-28 febbraio, pomeriggio e sera
sito: http://www.milanoclownfestival.tk/
suggerito da: papoff alle ore 09:52 | link | commenti
categorie: musica, arte, clowneria, spettacoli di strada
milano - lunedì, 19 gennaio 2009

Di fronte alle colonne di San Lorenzo
suggerito da: UnaStranaStrega alle ore 20:16 | link | commenti (2)
categorie: arte
milano - venerdì, 16 gennaio 2009
La città non è più la città. E’ un’altra cosa. Kommando McDonald

Anche via Paolo Sarpi a Milano. Infatti, via Paolo Sarpi, e la parte di strade intorno (le vie Lomazzo, Piccolini, Rosmini, Aleardi, Bramante) la chiamano Chinatown. Sono 800 metri di strada in cui due esercizi commerciali su tre sono gestiti da cinesi: ristoranti, bar, pizzerie, drogherie, empori, negozi di abbigliamento, scarpe, computer, bigioux, frutta e verdura.

E’anche isola pedonale, si può camminare liberamente, senza l’intralcio e il pericolo delle automobili. Percorrendo la strada l’occhio è colpito dai caratteri cinesi delle insegne affiancati dai caratteri latini: la scrittura è bilingue. Nella strada ci sono telecamere e paletti definiti dissuasori di parcheggio. In giro per lo più cinesi, alcuni col vestito della festa (c’è un matrimonio in corso in un ristorante), altri trascinano carrellini carichi di merce da negozi a depositi. In tutta via Paolo Sarpi vedo solo delle lanterne rosse cinesi all’ingresso di un ristorante ad angolo con una via laterale. Per il resto: palazzi milanesi, una vecchia insegna milanese di un negozio chiuso da anni, qualche impalcatura milanese intorno a un fabbricato in ristrutturazione. Tutto mi conferma che le uniche differenze tra questo posto e altre parti di Milano sono le scritte in cinese e la presenza “straordinaria” di cinesi. Insomma, nessuna “vera” Chinatown, con mandarini cinesi dai baffi sottili, nessun Fumanchù e nemmeno una fumeria d’oppio (a meno di non scoprirne una prossimamente).

Camminiamo piano, osservo lentamente.


In una vetrina una barchetta nella cui vela è inserito un orologio.

Due grandi civette con gli occhi strabuzzati.

Foto sbiadite di persone e anni lontani nella vetrina chiusa di un vecchio negozio.

Una statua dorata del Budda e piume di pavone.

Un cartello di protesta contro i regolamenti restrittivi imposti alla strada e ai commercianti di via Paolo Sarpi.

Una libreria remainder, dove compro un libro di Rudyard Kipling con lo sconto del 40%.

Ogni particolare è diverso eppure in qualche modo anche familiare. E’ familiare e in qualche modo diverso. Percepisco una sovrapposizione: i segni di un passato quasi del tutto scomparso, un presente che si è sovrapposto in parte mimeticamente, come una vernice semitrasparente su una vecchia superficie colorata.

Abbiamo incominciato così a percorrere le strade di Milano, a osservare, a prendere contatto con la città. Milano è cambiata, da quanto ho capito. Non è più la città che era fino a 20 anni fa, poniamo. So che Milano è cambiata. Ma come? In che senso? Cosa è diventata? Devo pormi delle domande, prima di tutto. Mi servono e mi serviranno nel prossimo raid e in quello successivo.

Ho scoperto che la Chinatown milanese non è poi così tanto Chinatown. Ma, anche, è qualcosa di diverso rispetto a Milano. E’ un’altra cosa. Chinatown è in tutto e per tutto Milano, ma è anche qualcos’altro. E il dubbio che mi prende, mentre pranziamo in una trattoria cinese in cui il menù è ben diverso da quello dei soliti ristoranti cinesi del centro, è che questa città sia già o stia diventando tutta qualcos’altro. Un insieme di qualcos’altro.

L’esperienza con il Kommando McDonald’s* è l’inizio di un’esplorazione in cui sarà necessario osservare ed entrare lentamente nella trama, nelle diverse trame che compongono la città. Lentamente. Ricordando con Georges Perec che

"...bisogna andare piano, quasi stupidamente. Costringersi a scrivere ciò che non ha interesse.. (...) lasciarsi cancellare dalla realtà, lasciarla imporsi senza intervenire... e fondare così la nostra antropologia (da L'Infraordinario)".

Al raid del Kommando McDonald’s di Chinatown hanno partecipato Guido Tedoldi, Dimitri Fulignati e Domenico Aliperto.

*Liberamente ispirato da una suggestione nata dall'incrocio tra il libro Generazione McDonald's di Francesca Mazzucato edito da Marlin, una cena in un McDonald's di Milano dopo una presentazione del libro, e una conversazione tra (in ordine sparso): Guido Tedoldi, Francesca Mazzucato, Franz Krauspenhaar, Barbara Caputo, Alice Cimini, Dimitri Fulignati, Raffaele Niro.

di Paolo Melissi
suggerito da: melpunk66 alle ore 08:54 | link | commenti (2)
categorie: cittĂ  de-scritta